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Carsoli AQ
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Dettagli su luoghi, Storia, ospitalità, servizi e numeri utili

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Carsoli (Partenza)

📞 328 02 64 604

Cittadina circondata dai monti Carseolani e situata al confine dell’Abruzzo marsicano con il Lazio, alle pendici del monte Fontecellese (1623 m s.l.m.).
Il nucleo urbano si articola in due zone, la parte più antica a circa 650 m s.l.m. sul colle Sant’Angelo, dove si trova il castello medievale ridotto a rudere, e la parte moderna a poco più di 600 m s.l.m.
La caduta dell’Impero Romano d’occidente porta Carsoli, con tutta l’area marsicana, sotto il controllo dei Longobardi: le loro continue incursioni, anche qui, provocano devastazioni e distruzioni.
Paolo Diacono nell’opera Historia Langobardorum, VII secolo, parla di “Carseoli” come di una delle città principali della provincia Valeria, zona annessa al ducato di Spoleto. La successiva comparsa dei Franchi sul territorio italiano causò una forte riduzione dei possedimenti degli aristocratici longobardi; in particolare il ducato spoletino fu notevolmente ridimensionato. Si costituì così la contea dei Marsi, tra la fine del IX e l’inizio del X secolo.
Nel 993 quando il conte dei Marsi Rainaldo scelse di risiedere a Carsoli, con il figlio Berardo e il fratello Gualtiero, donò al monastero sublacense notevoli territori carseolani fra cui la chiesa di Santa Maria in Cellis. In seguito al rafforzamento del sistema difensivo di colle Sant’Angelo e alla costruzione del castello che, sotto i Normanni, Carsoli divenne sede comitale dell’omonima contea. Il toponimo “Cellis”, rimasto a indicare la chiesa di Santa Maria, nella forma di Celle Carsolarum o più semplicemente Celle, è riportato dai documenti più antichi che riguardano l’aggregato urbano che si andava formando sulle pendici di colle Sant’Angelo intorno al castello-recinto. Il colle più tardi avrebbe definitivamente preso il nome di Carsoli.

I successori di Berardo e Oderisio si spartiranno il territorio, abitando uno nel castello di Oricola, l’altro a Colli di Monte Bove, il terzo nel castello di Sant’Angelo alle Celle. Gradualmente molte terre verranno donate, dagli stessi conti, ai principali monasteri dell’Italia centrale, in particolare a Farfa, Subiaco e Montecassino. I monaci si sostituiranno così ai legittimi feudatari, almeno fino all’epoca sveva, quando, sotto Federico Barbarossa, Celle venne assediata e di nuovo occupata militarmente; nel 1176 il re di Sicilia, Guglielmo il Buono, subì in questi luoghi una pesante sconfitta contro gli svevi. Verso la fine del secolo, il paese vide il passaggio di Corradino di Svevia e di Carlo I d’Angiò. A quest’ultimo sarebbe da attribuirsi, secondo alcuni studiosi, la costruzione della chiesa di Santa Vittoria che però, secondo altri storici, sarebbe più antica.
Il castello di Colle Sant’Angelo, noto anche come Forte De Leoni, venne costruito nell’anno mille dai conti dei Marsi. Nel XIV secolo passò prima sotto il dominio degli Orsini e poi fu dei Colonna.

Posto in posizione strategica su tutta l’area della Piana del Cavaliere e del Turano e in comunicazione con il castello di Oricola, rappresenta bene il sistema difensivo attuato in zona dagli Angioini nel XIII secolo.

I resti del castello, nel cuore del borgo di Colle Sant’Angelo, rappresentano la parte più antica di Carsoli. Dal 2013 la proprietà è passata dalla famiglia De Leoni all’amministrazione comunale.

Ne parlano anche:

"Il Centro"

mondimedievali.net

webmarsica.it

terremarsicane.it
Chiesa di Santa Maria in Cellis:
Antico edificio di culto edificato nel X secolo. Una nicchia esterna, posizionata al centro del campanile, conserva la supposta immagine di Carlo I d’Angiò.

Cappella di San Rocco:
Il luogo di culto è situato presso il cimitero. In alcuni documenti risalenti al settecento la cappella risultava dedicata alla Madonna del popolo. Al suo interno è conservata un'acquasantiera del 1500.

Chiesa di Santa Vittoria:
Fondata da Carlo I o II d’Angiò e ampliata nel XVI secolo sotto la famiglia dei Colonna. Durante i lavori passa da una pianta a croce greca a croce latina per opera del maestro Gervasi di Collo, che lavorò molti anni nella sagrestia di S. Pietro in Roma.
Essendo Carsoli la cittadina più abitata della Piana del Cavaliere, nonché partenza e arrivo del Cammino, è fornita di tutti i servizi di base. Bar, ristoranti, alberghi, negozi sportivi e tanto altro ancora.

Per qualsiasi info utile fare riferimento a La Tua Avventura, numero: +39 328 0264604

Colli di Montebove (2a tappa)

📞 328 02 64 604

Il paese è posto a 990 m s.l.m. sul versante occidentale del monte Guardia d’Orlando (1353 m s.l.m.), lungo la catena montuosa dei monti Carseolani, tra i comuni di Carsoli e Tagliacozzo.
Il paese è dominato dai resti del castello edificato dai conti dei Marsi tra il IX e il X secolo. L’abitato che si sviluppa lungo l’antica via Tiburtina Valeria.
La caduta dell’Impero Romano d’occidente porta Carsoli, con tutta l’area marsicana, sotto il controllo dei Longobardi: le loro continue incursioni, anche qui, provocano devastazioni e distruzioni.
Paolo Diacono nell’opera Historia Langobardorum, VII secolo, parla di “Carseoli” come di una delle città principali della provincia Valeria, zona annessa al ducato di Spoleto.
La successiva comparsa dei Franchi sul territorio italiano causò una forte riduzione dei possedimenti degli aristocratici longobardi; in particolare il ducato spoletino fu notevolmente ridimensionato. Si costituì così la contea dei Marsi, tra la fine del IX e l’inizio del X secolo. Nel 993 quando il conte dei Marsi Rainaldo scelse di risiedere a Carsoli, con il figlio Berardo e il fratello Gualtiero, donò al monastero sublacense notevoli territori carseolani fra cui la chiesa di Santa Maria in Cellis.
In seguito al rafforzamento del sistema difensivo di colle Sant’Angelo e alla costruzione del castello che, sotto i Normanni, Carsoli divenne sede comitale dell’omonima contea. Il toponimo “Cellis”, rimasto a indicare la chiesa di Santa Maria, nella forma di Celle Carsolarum o più semplicemente Celle, è riportato dai documenti più antichi che riguardano l’aggregato urbano che si andava formando sulle pendici di colle Sant’Angelo intorno al castello-recinto. Il colle più tardi avrebbe definitivamente preso il nome di Carsoli.

I successori di Berardo e Oderisio si spartiranno il territorio, abitando uno nel castello di Oricola, l’altro a Colli di Monte Bove, il terzo nel castello di Sant’Angelo alle Celle. Gradualmente molte terre verranno donate, dagli stessi conti, ai principali monasteri dell’Italia centrale, in particolare a Farfa, Subiaco e Montecassino. I monaci si sostituiranno così ai legittimi feudatari, almeno fino all’epoca sveva, quando, sotto Federico Barbarossa, Celle venne assediata e di nuovo occupata militarmente; nel 1176 il re di Sicilia, Guglielmo il Buono, subì in questi luoghi una pesante sconfitta contro gli svevi. Verso la fine del secolo, il paese vide il passaggio di Corradino di Svevia e di Carlo I d’Angiò. A quest’ultimo sarebbe da attribuirsi, secondo alcuni studiosi, la costruzione della chiesa di Santa Vittoria che però, secondo altri storici, sarebbe più antica.
Il castello di Colle Sant’Angelo, noto anche come Forte De Leoni, venne costruito nell’anno mille dai conti dei Marsi. Nel XIV secolo passò prima sotto il dominio degli Orsini e poi fu dei Colonna.

Posto in posizione strategica su tutta l’area della Piana del Cavaliere e del Turano e in comunicazione con il castello di Oricola, rappresenta bene il sistema difensivo attuato in zona dagli Angioini nel XIII secolo.

I resti del castello, nel cuore del borgo di Colle Sant’Angelo, rappresentano la parte più antica di Carsoli. Dal 2013 la proprietà è passata dalla famiglia De Leoni all’amministrazione comunale.
Chiesa di San Nicola:
Appare citata nella bolla di Papa Clemente III con il nome di chiesa di San Giovanni. Presenta un prezioso affresco della Madonna del Rosario risalente al 1579.
Mangiare:
Ristorante I pizzicuni, tel. +39 0863 1827287
Ristorante Il Boscaiolo, Mario +39 392 9082211

Dormire:
B&B Le Ginestre, Colli di Monte Bove +39 349 2843184
B&B L’ara di Noemi, Via Stretta, Roccaccerro, AQ (distanza 9 Km) servizio navetta, Luca +39 348 2338134

Pietrasecca (3a tappa)

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Paese arroccato a quota 908 m s.l.m. con case costruite per difesa a picco su uno sperone roccioso, denominato Vena Cionca.
Tra Pietrasecca e il comune confinante di Sante Marie si estendono due riserve naturali, la Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca e la riserva naturale regionale Grotte di Luppa. Il paese si caratterizza per la presenza di alcune falesie sullo sperone roccioso della Vena Cionca.
Nel luogo si trovava con ogni probabilità un centro fortificato degli Equi, mentre la presenza romana è testimoniata da frammenti ceramici e da un’iscrizione funeraria.
Secondo la tradizione locale la fondazione dell’attuale abitato si deve al Re Pipino che non distante avrebbe fondato il castello di Luppa.
Pietrasecca venne espugnata, insieme a Saracinesco, dai saraceni in ritirata sulla via Valeria e successivamente riconquistata dalle truppe papali. La struttura della cittadella interna presenta una poderosa muraglia di cui, dopo i terremoti occorsi nei secoli, si conservano le tracce che sono ben visibili. La località fu fortificata fin da epoca remota, già prima della dominanza equa, per la sua posizione strategica, posta sull’antica via Valeria.
In epoca medioevale venne rafforzata ulteriormente poichè al confine tra i ducati longobardi di Spoleto e quelli di Benevento. I resti del castello hanno caratteristiche costruttive simili a quelle di altre strutture difensive del territorio della Marsica e della confinante Sabina, costruite tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo, ma recano in sé anche opere murarie arabe oltre che occidentali medievali. Il toponimo “Petram Siccam” è citato per la prima volta in un documento del 1074. Nel XV secolo passò dal dominio degli Orsini, conti di Tagliacozzo, alla baronia di Collalto Sabino e alla fine dello stesso secolo ai signori Savelli. Nel 1655 è documentata l’autonomia amministrativa.

L’8 dicembre del 1860, a circa due chilometri dal paese, venne catturato il generale legittimista spagnolo José Borjes venuto in Italia per riconquistare il regno borbonico di Francesco II, sperando in un’alleanza con il brigante lucano Carmine Crocco. Deluso dal comportamento delle bande brigantesche meridionali finanziate dallo stesso re, stava andando a Roma per dissuaderlo. Venne catturato e fucilato a pochi chilometri dal confine pontificio, senza alcun processo.

Nel 1984 Pietrasecca è al centro della scoperta della meravigliosa Grotta del Cervo che, unitamente alla già conosciuta Grotta dell’Ovito, ha determinato la rivitalizzazione del centro e la valorizzazione turistica del territorio. Ciò è avvenuto soprattutto attraverso l’istituzione nel 1992 da parte dell’ente Regione Abruzzo della riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca.
Nel 1984 è stata scoperta dal CAI di Roma la meravigliosa Grotta del Cervo che, unitamente alla già conosciuta grotta dell’Ovito, ha determinato la rivitalizzazione del centro e la valorizzazione turistica del territorio. Ciò è avvenuto soprattutto attraverso l’istituzione nel 1992 da parte dell’ente Regione Abruzzo della Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca. Speciale in quanto è l’unica riserva in Italia nata per salvaguardare un ambiente carsico. La grotta è lunga 1300 metri, dei quali solo i primi 500 sono stati raggiunti da speleologi. La Riserva ha un’area ridotta di 110 ettari sui quali vigono diverse regole come il divieto di aprire discariche, di esercitare attività venatorie e l’impiego dei pesticidi.

Le concrezioni della Grotta del Cervo attestano una prima fase di concrezionamento iniziata 850.000 anni fa che si chiude circa 350.000 anni fa, probabilmente a seguito di un terremoto. questa interruzione si chiude intorno a 150.000 anni fa quando un secondo ciclo di deposito di calcite riprende. Nell’anno 1456, a seguito di un evento sismico riportato anche dalle cronache del tempo, si conclude il vecchio ciclo di deposito e l’inizio dell’attuale. A questo terremoto è attribuita anche la frana che ha tenuto la Grotta chiusa sino alla scoperta nel 1984.

Alla scoperta delle Grotte di Pietrasecca segue il ritrovamento di antiche monete e reperti paleontologici di pregio. Le monete sono riferibili al IV-V secolo; i reperti ossei si riferiscono a specie animali appartenenti al Pleistocene superiore come la lince, la pantera, l’orso ed il cervo da cui ha preso il nome del primo salone.

É possibile visitare le Grotte da Maggio a Ottobre.
Grotte Pietrasecca: Visite da Aprile a Gennaio. Belvedere centro storico Percorso geologico
Mangiare: Ristorante Terrae Madre +39 0863 1858185 Pinseria il terzo posto +39 345 7852846 Ristorante Villa Rosa +39 345 7832797 Dormire: B&B A un passo dal cielo +39 331 6041065 Servizi: Bar del Duca: aperto tutti i giorni

Tufo (4a tappa)

📞 328 02 64 604
- 333 1132 5398

Le tre località che costituiscono gli agglomerati urbani sono Tufo Alto, Tufo Basso e Villetta (detta anche Villa) distanti poche centinaia di metri l’una dall’altra.
Il territorio di Tufo è situato al confine dell’Abruzzo con il Lazio lungo la catena dei monti Carseolani ad un’altitudine che varia dai 920 m s.l.m. di Tufo Alto agli 806 del borgo di Villetta.
Tufo deve il suo nome al tipo di terreno ed al tipo di materiale con cui è stata costruita e comprende gli agglomerati di Tufo Alto, Tufo Basso e Villetta.
Dapprima Tufo Alto nasce con scopi strategici e di difesa contro l’avanzata saracena dilagante in tutta l’area carseolana e reatina. Successivamente, con l’abbandono graduale delle zone impervie, si viene a formare un nuovo nucleo urbano di Tufo Basso e Villetta.
Le prime tracce del suo nome compaiono nel 1032 nel registro dell’abbazia di Farfa. Tufo si colloca sulla direttrice tra Lago del Salto, Lazio, e piana carsolana, Abruzzo. Le vicende di Tufo sono strettamente legate alle vicende della vicina Pietrasecca, appartenute ai diversi baroni che si sono succeduti nel tempo.

Dapprima appartenente ai Benedettini di Subiaco, successivamente al baronato di Collalto, agli Orsini per unirsi infine al comune di Carsoli nell’800, anno dell’eversione feudale.
Nella strada che collega Tufo a Pietrasecca troviamo un’opera architettonica riconosciuta nel carseolano: Santa Maria delle Grazie, un monastero benedettino costruito in altura e circondato da boschi.

In epoca contemporanea il paese che è stato una universitas autonoma ed era dotato dello stemma e del catasto. Tufo fu attraversato dalle bande dei briganti che causarono alcune vittime tra la popolazione.
Il terremoto della Marsica del 1915 non fece registrare vittime nei suoi borghi ma numerosi danni al patrimonio architettonico. Il paese subì durante la seconda guerra mondiale le violenze e le rappresaglie naziste.
Arrivati al paese di Tufo, ci si incammina nel percorso degli Intonaci, utili per rievocare tradizioni, usi, costumi e storie passate.
Tra i più interessanti proviamo raffigurati:
  • il fenomeno del brigantaggio
  • la visita di Ferdinando II di Borbone al Barone Coletti.
Dal punto di vista delle tradizioni, sono raffigurati il canestro, antico cesto pieno di leccornie simbolo di buon auspicio nuziale, strumenti musicali tradizionali. Altra raffigurazione importante per il paese è la figura del Maestro Manzi. Colui che, con l’avvento della televisione, insegnò a leggere e scrivere agli analfabati del periodo post-bellico. Il suo programma educativo televisivo ottenne successo anche all’estero, tradotto in 72 lingue.
In generale, gli intonaci rappresentano l’unica iniziativa di street-art nella piana del cavaliere, realizzata grazie all’associazione culturale Gli Artisti delle Valle Del Cavaliere.

Diversi siti web e pagine social hanno parlato e parlano de Gli Intonaci di Tufo:

Pagina Facebook di Intonaci (@InArteLiberi).

giroviaggiandoblog.com con una galleria di foto.

marsicalive.it con una galleria di foto.
Piazza San Rocco Chiesa Le numerose decorazioni del paese eseguite dagli artisti de Gli Intonaci
Mangiare:
Ristorante da Rossella, Gianni +39 347 7153194
La taverna dell’angelo +39 339 148 6653

Dormire:
Il sogno nel vento +39 347 7153194
La taverna dell’angelo +39 339 1486653

Servizi:
Alimentari Antonietta d’Anna +39 339 4959063
Alimentari Lorella de Luca +39 389 6651336
Bar Fabrizio +39 389 6651336
Bar Simone aperti tutto l’anno

Collato Sabino (5a tappa)
📞 333 1132 5398

Uno dei borghi più belli d’Italia, è situato nella provincia di Rieti al confine con l’Abruzzo. Qui si erge un antico Castello Baronale completamente preservato che funge da memoria storica.
Oggi abitato da 396 abitanti circa, Collalto Sabino è circondato da ettari di boschi incontaminati, in particolare querceti misti e castagneti.
La storia del borgo risale alla distruzione della colonia Romana di Carseoli, quando le scorribande saracene costrinsero le popolazioni a ritirarsi in posti strategici, attorno costruzioni primitive come torri. Si tratta del fenomeno dell’incastellamento. Collalto fece parte del Regno dei Longobardi, detentori dei ducati di Spoleto e Benevento.

Nel XI secolo diviene proprietà dell’abbazia di Farfa che ci stabilì un monastero benedettino e successivamente venne ceduto alla Contea dei Marsi. La particolare posizione strategica del borgo, al confine tra Stato Pontificio ed il regno di Napoli, lo rese punto strategico a tal punto da ricevere visita da Federico II di Svevia. In questi anni, la vastità dei possedimenti territoriali che lo circondavano permisero al borgo maggiore potenza ed autonomia, arrivando a godere del diritto di battere moneta ed ampliare le fortificazioni già esistenti con la costruzione del Castello.

Il borgo divenne feudo nel 300 e baronia a fine 400. I primi signori appartenevano alla casata dei Collalto, che diede appunto il nome al paese. Dopodiché, numerose furono le famiglie nobili che si susseguirono: dai Soderini fino ai Barberini. Da qui il simbolo delle 3 api sullo stemma di Collalto Sabino.
Il castello di Collalto Sabino passò sotto numerose Baronie. Nel 500, la famiglia Soderini divenne proprietaria del Castello e vi rimase per due generazioni. Si dedicarono ad una ristrutturazione della fortezza centrata sulla difesa militare, in grado di difendersi da possibili attacchi da arma da fuoco. I Soderini, fortemente colpiti dai debiti, furono costretti a mettere il Castello all’asta, che passò nelle mani del cardinale Francesco Barberini.

Con la famiglia dei Barberini venne fortemente restaurato: marmi preziosi, pavimenti a mosaico e soffitti a cassettoni. Con l’invasione napoleonica del 1798-1799, gran parte di questo arredo venne portato via. Le truppe napoleoniche lasciarono il castello nel 1803. Dopo la sconfitta di Napoleone, il castello ritornò nelle mani dei Barberini ridotto ormai a rudere. Decisero così di venderlo ad un conte polacco Corvin-Prendowski, discendente del re d’Ungheria Mattia Corvino, il quale procedette ad un restauro totale della struttura. Nel 1861, il castello venne rovinato parzialmente dall’assalto dei briganti contrari all’annessione del Regno delle Due Sicilie a quello Pontificio.
Visita al Castello Baronale: Le visite al Castello sono gestite dalla Pro-loco di Collalto Sabino. numero 331 876 6590, email: proloco.collaltosabino@gmail.com.

Monte San Giovanni in Fistola: quota 1021 m. Tempo di salita 1 ora, dislivello di 200 m, 3 Km. è un sito archeologico dove si erge un monastero costruito sulle rovine di un vecchio tempio pagano dedicato al culto di Giove. Da collalto, seguendo la via dell’Aringo che costeggia il castello Baronale si arriva ad una pineta pubblica. Da qui inizia la segnaletica per il Monte San Giovanni, chiara e ben segnata. È possibile prenotare una Guida locale specializzata che vi condurrà fino alla cima facendovi immergere in un mondo passato fatto di briganti, di streghe e di tanto altro.
Mangiare:
Ristorante Pizzeria La Campagnola
Aperture: durante l’inverno solo i weekend; da maggio a ottobre aperto tutti i giorni
Tel: +39 346 1267967

Ristorante la Quercia
Tel: 0765 98156

Ristorante la Locanda del Poeta
Distante 9 km dal paese.

Dormire:
Francesca +39 329 5861552

Servizi:
Alimentari da Giovannina Pettinari
Indirizzo: Via IV Novembre, 43I
Telefono: +39 0765 98560
Orari: 8.00-20.00

Alimentari di Nella Di Clemente
Indirizzo: Via IV Novembre, 30, 02022 Collalto Sabino RI
Orari: 8.00-20.00
Telefono: +39 0765 98265

Bar la Porta Vecchia, Bianca

Bar il Belvedere

Produttori locali:
Officine Collaltesi: ortaggi di stagione, erboristeria e cosmesi.
Dezso Vajtho: +39 380 2846005

Produzione di funghi:
Flaminia Carrozza +39 340 2795047

Oricola (6a tappa)
📞 328 02 64 604 - 333 1132 5398

Il paese è posto a quota 810 m s.l.m. in posizione dominante sulla Piana del Cavaliere e segna il confine geografico tra l’Abruzzo marsicano e l’alta valle dell’Aniene, nel Lazio.
Il nucleo urbano antico è dominato dalla rocca risalente al IX secolo. Sul monte Serra Secca, si trova il santuario della Madonna dei Bisognosi.
Le prime notizie certe risalgono all’XI secolo quando nel 1016 Berardino, discendente dei conti dei Marsi, con l’aiuto di Riccardo il Normanno riuscì a strappare il feudo di Carsoli ai propri fratelli. Uno di questi, Rinaldo, rifugiatosi ad Oricola, ne divenne il barone. Qualche decennio dopo la sua morte, il castello di Oricola venne donato ai monaci dell’abbazia di Montecassino.

Nel XII secolo, sotto i Normanni, una metà della terra di Oricola passò sotto diversi domini. Divenne poi feudo degli Orsini e, successivamente dei Colonna, seguendo le vicende storiche della contea di Tagliacozzo. Il territorio di Oricola ebbe rilevanza storica fino settecento, divenendo poi marginale tra l’Unità d’Italia ed il secondo dopoguerra. Oricola si trovava sulla Tiburtina-Valeria, nata per collegare Roma con i territori Equi, Marsi, Peligni e con l’Adriatico. Inoltre, si trovava anche sulla direttrice della transumanza, già praticata dai popoli italici, e che collegava l’Appennino alla campagna romana. La pastorizia nel 400 raggiunse i livelli di massimo sviluppo, favorendo la nascita di monumenti, complessi religiosi e castelli feudali. Nel 1806 venne tolta ad Oricola l’autonomia amministrativa e fu aggregata al comune di Pereto, insieme a Rocca di Botte. Solo nel 1907 i due centri della piana del Cavaliere riuscirono a riconquistare la propria indipendenza amministrativa.

Il borgo antico di Oricola è dominato dalla rocca costruita nel IX secolo. I conti dei Marsi vollero una fortezza quadrata, con mura possenti, bastioni e punti di osservazione nei quattro torrioni. Il castello fu costruito, infatti, per difendere gli abitanti del luogo dalle invasioni saracene e ungare frequenti lungo il medioevo. L’aspetto di una rocca rinascimentale è riconducibile alla seconda metà del quattrocento. Il castello oggi, in alcuni locali, ospita la sede municipale.
Il borgo antico di Oricola è dominato dalla rocca costruita nel IX secolo. I conti dei Marsi vollero una fortezza quadrata, con mura possenti, bastioni e punti di osservazione nei quattro torrioni.

Il castello fu costruito, infatti, per difendere gli abitanti del luogo dalle invasioni saracene e ungare frequenti lungo il medioevo. L’aspetto di una rocca rinascimentale è riconducibile alla seconda metà del quattrocento. Il castello oggi, in alcuni locali, ospita la sede municipale.
Anche Wikipedia parla di questo castello.
Il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Bosco di Oricola”, detto anche Bosco di Sesera, nasce ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE) che prevede l’istituzione della Rete Natura 2000, l’insieme di 26 mila aree protette considerati ambienti fragili e che coprono circa un quinto del territorio europeo.
L’intero sito ricade all’interno del bacino intermontano di carsoli, antica conca attraversata oggi dal fiume Turano. Da un punto di vista geomorfologico troviamo all’interno zone calcareo-marnose, ai confini con i Monti Sabinesi, e zone collinari, al confine con i Monti Carseolani.
Il bosco si estende per circa 600 ettari e ospita specie floristiche e faunistiche di alto valore ambientale.
Per citarne alcune, tra la flora compaiono: Pungitopo (Ruscus aculeatus); Faggio (Fagus sylvatica), Carpino nero (Ostrya Carpinofolia), Farnia (Quercus robur). Tra la fauna: Lupo (Canis canis), Istrice (Hystrix cristata), Tasso (Meles meles), Airone cenerino (Ardea cinerea) e il Germano Reale (Anas platyrhynchos). Alcuni rettili in via di estinzione come l’Ululone appenninico (Bombina pachypus), Cerambice delle querce (Cerambyx Cerdo) e il Tritone crestato (Triturus carnifex).
Chiesa di San Salvatore
Conserva un organo di grande pregio artistico, costruito nel 1855 dall’artista romano Tommaso Vayola, artefice di altri antichi organi per le chiese marsicane e abruzzesi.

Castello di Oricola
Maggiori informazioni su questo castello, potete trovarle nella scheda precedente di questa stessa tappa. L'origine del castello di Oricola risale al IX secolo, quando Rainaldo conte dei Marsi costruì una rocca, insieme ad altre torri collegate tra loro da mura, a difesa dalle incursioni dei saraceni e degli ungari
ha una pianta triangolare, con tre torri cilindriche agli angoli. Le due torri della facciata orientale sono state completamente ristrutturate, mentre quella ad ovest conserva ancora i caratteri della costruzione originale.
Anche Wikipedia parla di questo castello.
Per chi vuole usufruire del servizio navette per Alberghi e ristoranti, fare riferimento a La Tua Avventura +39 328 026 4604 (contattare strutture Agriquartuccio, Il Cavaliere, La Nuova Fattoria)

Mangiare:
All’interno del borgo non sono presenti ristoranti. Possibile prenotare servizio navetta nel ristorante più vicino. Tra i ristoranti più vicini che hanno aderito al servizio navetta ci sono:
Ristorante e B&B Agriquartuccio
www.agriquartuccio.it

Dormire:
B&B La Torre, Oricola (AQ) +39 328 846 7609
B&B La piazzetta di Oricola (AQ) +39 339 541 9252

Servizi:
Alimentari Cecilia Marianelli
Tel: +39 340 3936512
Bar Natalia
Tel: +39 349 1765727

Num utili:
Referente pro-loco: Paolo d’Agostino +39 338 312 3430

Rocca di Botte (7a tappa)
📞 328 02 64 604

Rocca di Botte è un comune situato a 750 m s.l.m. al confine dell’Abruzzo con il Lazio. Il borgo sorge alle falde nord-occidentali dei monti Carseolani, non distante dall’area dei monti Simbruini e dell’omonimo parco naturale, segnando la linea di confine della piana del Cavaliere con l’alta valle dell’Aniene.
I territori confinanti sono Arsoli, Camerata Nuova, Cappadocia, Cervara di Roma, Oricola e Pereto. Il nucleo abitato è adagiato sul versante settentrionale del monte La Corte che corona di verde il borgo antico.
Le prime notizie relative al territorio di Rocca di Botte risalgono al X secolo quando, secondo alcuni storici, sarebbe esistito un monastero basiliano o benedettino, intorno al quale si sarebbe formato il nucleo originario del paese. Nel borgo, nel corso dell’XI secolo, nacque e visse fino all’adolescenza san Pietro l’eremita, soprannominato “Cavaliere itinerante”, che è il protettore del paese. Morto a Trevi nel Lazio, fu proclamato santo il primo ottobre 1215 dal vescovo di Anagni, Giovanni IV.

Dal 1173 Rocca di Botte fu soggetta alla signoria di Ottone De Montanea, la cui famiglia governò fino al XIV secolo, successivamente passò sotto il controllo degli Orsini e a cominciare dagli ultimi anni del XV secolo divenne stabilmente un feudo della famiglia romana dei Colonna grazie alla donazione fatta a questa dinastia da parte di Federico I di Napoli.
Il paese seguì le vicende storiche delle baronie della Marsica incluse nel ducato di Tagliacozzo e nella contea di Albe, conoscendo il massimo sviluppo edilizio e architettonico durante il XVI secolo grazie ai colonnesi. Tuttavia subì due gravi devastazioni a causa della ribellione della popolazione: la più grave avvenne nel 1557 ad opera dei militi del duca marsicano dell’epoca, l’altra fu ordinata dall’abate di Subiaco, Scipione Colonna.
Nel 1656 il paese subì la grave epidemia di peste che ne causò lo spopolamento. Nel 1907 Rocca di Botte conquistò ufficialmente l’autonomia amministrativa. Il paese, come tutti i centri della piana del Cavaliere, subì danni a seguito del terremoto di Avezzano del 1915 e del 1961.
Chiesa di San Pietro Eremita
Verosimilmente risalente al 1215, l’anno della canonizzazione di San Pietro l’eremita, patrono del comune. È situata nella parte più antica del borgo medievale.
Per chi vuole usufruire del servizio navette per Alberghi e ristoranti fare riferimento a La Tua Avventura +39 328 0264604 (Contattare strutture Agriquartuccio, Il Cavaliere, La Nuova Fattoria).

Mangiare:
Ristorante Roccabella – Via Ciro Menotti 2, Federica Paris +39 333 9948749

Dormire:
B&B Le Calecatine, +39 328 2847873, strada provinciale per Camerata Nuova.

Servizi:
Club della Piscina: +39 366 5089299 – aperta solo d’estate.
Alimentari Tarquini Cristina: +39 0863 998147.
Bar: Il Peccato bar-pizzeria: +39 333 547 0681.
Bar: La Mola +39 0863 998018.
Panificio Crocco: +39 0863 998297.

Pereto (8a Tappa)
📞 328 02 64 604

Pereto sorge a 800 m s.l.m., al confine della Marsica con il Lazio. Il paese si trova ai piedi del monte Fontecellese (1632 m s.l.m.) lungo la catena dei monti Carseolani. Il castello medievale situato sulla parte superiore del borgo domina la sottostante piana del Cavaliere.
In epoca preromana era considerato da Equi e Marsi un importante punto strategico, geografico e di passaggio. Nel 1096 il castello di Pereto compare tra i beni donati all’abbazia di Montecassino dalla contessa di Carsoli, Aldegrima. La nobile famiglia Umbra dei De Ponte è stata in possesso di Pereto dalla seconda metà dell’XI secolo fino ai primi anni del 1400. Tra l’XI e il XV secolo il borgo fu incluso per lunghi periodi tra le proprietà dapprima dell’abbazia di Subiaco poi di Montecassino ed infine dell’abbazia di Farfa.

Nel Basso Medioevo il borgo ha seguito le vicende storiche delle contee di Albe e Tagliacozzo e della baronia di Carsoli. Dal 1405 in poi Pereto fu sotto il controllo politico-amministrativo della famiglia romana degli Orsini, a cui seguirono a partire dagli ultimi anni del XV secolo i Colonna che governarono il territorio fino al 1806, con la fine del sistema feudale.

In cima all’antico borgo si trova il castello medievale. Le parti del castello sono state edificate in epoche diverse. Quello che rimane oggi è una parte delle Torri costruite nel XIV secolo. Il terremoto della Marsica del 1915 causò gravi danni al patrimonio architettonico del borgo tra cui il castello. Solo verso la fine degli anni ‘70 del novecento Aldo Maria Arena, divenuto nuovo proprietario, avviò i lavori di restauro ed adattamento della fortezza ottenendo il diploma di merito da Europa Nostra nel 1982 per la riuscita e la qualità dei lavori effettuati.
Anche qui non mancano storie di briganti. Nella seconda metà dell’Ottocento il borgo fu al centro delle vicende legate al brigantaggio che provocò rivolte e tumulti nella piana del Cavaliere e in tutto il territorio del distretto di Avezzano prima e dopo l’Unità d’Italia.
Le parti del castello medievale sono state edificate in epoche diverse. Quello che rimane oggi è una parte delle Torri costruite nel XIV secolo.
Il terremoto della Marsica del 1915 causò gravi danni al patrimonio architettonico del borgo tra cui il castello. Solo verso la fine degli anni ‘70 del novecento Aldo Maria Arena, divenuto nuovo proprietario, avviò i lavori di restauro ed adattamento della fortezza ottenendo il diploma di merito da Europa Nostra nel 1982 per la riuscita e la qualità dei lavori effettuati.
Castello di Baronale
Per gruppi di un minimo di 5 persone è possibile organizzare una visita guidata.
Info e prenotazioni: Alessandro Ippoliti

Chiesa di San Pietro
Antica basilica romana posta alle pendici del paese, in località “La croce” risalente al III-IV secolo a.C.. Oggi ne restano visibili solo alcuni resti.

Chiesa di San Silvestro
Costruita probabilmente intorno al 955 d.C.. Il complesso rimase attivo fino alla metà dell’anno 1400 e in seguito divenne oggetto di saccheggi e di vandalismi: allo stato attuale sopravvive solo una piccola cappella dove sono ancora visibili degli affreschi.

StraPeretana
Mostra estiva permanente di arte contemporanea organizzata da un’associazione locale . Le opere sono esposte lungo tutto il borgo.
Numero di riferimento: +39 335 1049685
Più info su: www.straperetana.org

Mostre permanenti durante l’anno presso Piazza Maccafani e Piazza San Giorgio.
info e prenotazioni: Paolo Capata +39 335 5842365.

Museo delle Arti e dei Mestieri di Pereto
Sito nella Chiesa sconsacrata di Sant’Antonio.

Maneggio Centro Ippico Vallenoce
Aperto tutto l’anno
Numero: +39 349 1232450
sito internet: www.vallenoce.it

Sagre durante l’anno:
Visitare il sito www.comune.pereto.aq.it
Mangiare Per chi vuole usufruire del servizio navette per Alberghi e ristoranti, fare riferimento a La Tua Avventura +39 328 0264604.

All’interno del borgo non sono presenti ristoranti. Possibile prenotare servizio navetta nel ristorante più vicino.

Tra i ristoranti più vicini che hanno aderito al servizio navetta ci sono:
Ristorante l’Agriquartuccio

Dormire:
B&B Petra, Stefano Angelini num. +39 347 4487452

Servizi:
L’Alimentare Pizzicheria
tel: Daniela Crimi +39 350 5740636
Corso Umberto I

Mini market – Frutteria
Corso Umberto I

Bar Schizzo
Corso Umberto I

Bar Oasi
Corso Umberto I

Macelleria Galeone Orlando
tel: +39 0863 997580
Produttori locali

Azienda Apistica Paola Sciò, miele e prodotti vari
Tel. +39 339 6285262

Azienda Agricola Ippoliti, Formaggi e Carne

Az. agricola zingari, Farine, ortaggi di stagione e miele – Giorgia e Francesco
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  • 67061 Carsoli (AQ) - ITALY (presso Il Parco del Colonnello)

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